»… Play-rew-forward-stop …« Rassegna audio ”“ video musicale 3.3
Fra ottobre e dicembre continua e si conclude la rassegna
video-musicale a Palazzo Cini a San Vio. I due brevi cicli prendono il
nome dai tasti forward e stop delle
macchine di riproduzione e cercheranno di rendere una forte impressione
della pluralità delle passioni, dell’avanzamento e della fermata, nella
ricerca artistica contemporanea, ben rappresentata dalla ï¬gura del
faggio virgiliano (sub tegmine fagi): una incontrollabile manifestazione d’ipertroï¬a degli organi di senso della bellezza.
Venezia, Palazzo Cini a San Vio
17 Ottobre 2009, ore 17.00
Terza sessione: VESPERS
I
Alvin Lucier
Vespers (1969)
La composizione si costruisce sul lavoro di una equipe di esecutori dotati di Sondols (un sonar dolphin atto a rilevare, oltre al mitico canto dei delfini, micro fonicamente presenze e locazioni fisiche ambientali: una macchina cieca e tutta orecchio). Il movimento degli esecutori e dei loro apparecchi, nello spazio della azione, trasmette una immagine disponibile per l’ascolto di un eventuale pubblico, un ascolto che tende alla restituzione spazio temporale di un edificio (supponendo lo spazio di una chiesa e un tempo crepuscolare: vespers).
«In Vespers the musical experience comes from the special “meaning” that the sounds give to the space in which they are performed. This “meaning” of space is something we have not been invited to appreciate before. Also in the equation, and equally important, the sounds, as what we have come to the concert to hear, do not have any musical meaning apart from their relationship to the space. In Vespers the music is not heard even in imagination except in the performance». (Lucier)
II
Matthew Barney
No Restraint (2007)
Un film di Alison Chernick
con Matthew Barney, Björk, Barbara Gladstone, Jacques Herzog e Richard Flood
Il film segue una giornata giapponese di Barney (il regista-scultore del ciclo Cremaster) e della moglie cantautrice islandese Björk nel corso della creazione del film maggiore di Barney (Drawing Restraint 9), tentando la via di un documentario fortemente fantastico desunto da una realtà vissuta da un trattamento di 45.000 libbre di gelatina di petrolio, il lavoro della baleniera, i rituali giapponesi ecc. Si delinea la trama di una love story molto particolari: la fusione di due caratteri terrestri, mammiferi, in atto di trasformazione in balena. L’operazione insegue l’ideale progetto di una scultura filmica sostenuta da fittizie macchine narrative ad altissima definizione.
Matthew Barney rappresenta, nel panorama internazionale, una figura di artista originale, che attraversa diversi ambiti culturali, creando un linguaggio artistico trasversale e unico nel suo genere.
Il suo lavoro concettuale ed estetico amalgama frammenti di tutte le mitologie prodotte nella storia dell’umanità, passando da quelle più classiche e antiche, alle più anomale e sconosciute, fino a quelle contemporanee e bizzarre, dando vita a una nuova grande cosmogonia, onnivora e ibrida.
Dagli inizi degli anni ’90 Barney ha elaborato una propria mitologia visionaria, con una serie di film, l’epopea di Cremaster, e diventando in un decennio vero e proprio oggetto di culto.
I suoi film sono debordanti video d’arte che toccano diversi generi, e nella cui lunga elaborazione intervengono le altre Arti. Infatti dai suoi film nascono opere di fotografia, architettura, design, scultura, moda, che diventano poi autonome.
Barney è nato a San Francisco nel 1967.